Digital Sentinel #11
06 ottobre 2026

Non serve più bucare il sistema: oggi il vero bersaglio sono identità, token e privilegi
Per entrare in un sistema non serve necessariamente violarne le difese, perché spesso basta presentarsi con l’identità giusta. Secondo Google Cloud, nell’83% dei principali incidenti cloud e SaaS analizzati la compromissione dell’identità ha avuto un ruolo nell’accesso iniziale, facendo di credenziali, token e privilegi uno dei punti più sensibili della cybersecurity
Per molto tempo abbiamo immaginato l’attacco informatico come qualcuno che cerca una vulnerabilità per oltrepassare il perimetro aziendale. Nel cloud e nei servizi SaaS quel confine è diventato molto meno evidente.
Il Cloud Threat Horizons Report H1 2026 di Google Cloud, basato sulle attività di incident response di Mandiant nella seconda metà del 2025, rileva che i problemi legati all’identità hanno consentito l’accesso iniziale nell’83% degli incidenti che hanno coinvolto importanti ambienti cloud e SaaS. Tra le tecniche osservate ci sono social engineering, furto di token e compromissione di canali di accesso legittimi.
Per un attaccante impossessarsi di un’identità valida significa poter entrare nei sistemi confondendosi, almeno inizialmente, con le attività di un normale utente, utilizzandone autorizzazioni e privilegi per raggiungere dati e risorse. Per questo oggi non basta più chiedersi chi può entrare, ma bisogna sapere anche dove può arrivare e cosa può fare una volta autenticato.
Password rubate? Il problema ormai va oltre
A metà settembre anche il National Institute of Standards and Technology (NIST), l’agenzia federale statunitense che sviluppa standard e linee guida tecnologiche, ha pubblicato nuove raccomandazioni dedicate alla protezione di .
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